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Dario Fo
premio Nobel per "La Letteratura" nel 1997

Franca Rame

 


«Tutto dipende da dove sei nato, diceva un grande saggio;
per quanto mi riguarda forse il saggio ci ha proprio azzeccato».

Dario Fo è nato il 24 marzo del 1926 a Leggiuno-S.Giano, piccolo paese in provincia di Varese.
La sua famiglia era composta da viaggiatori e artigiani: il padre Felice era capostazione e attore amatoriale socialista e la madre Pina Rota contadina e autrice negli anni ’70 del libro biografico: “Il paese delle rane”.
Ispirato soprattutto dal nonno, apprende fin da piccolo le tecniche narrative della gente più umile, almeno finché la guerra non interviene a scombinargli la vita.
Arruolato dalla Repubblica di Salò, nonostante le accuse degli ultimi anni, ha sempre affermato di essere riuscito ad un certo punto a sottrarsi al servizio militare e di essersi imboscato, nascosto dalla famiglia di fede partigiana.

Nel dopoguerra riprende a frequentare l'Accademia di Brera a Milano per poi passare al Politecnico, dove però non conclude gli studi; nel frattempo si fa vedere spesso nei teatri milanesi, all'inizio come scenografo e aiuto architetto, poi dal 1950 come attore nella compagnia di Franco Parenti.

Proprio qui incontra Franca Rame, attrice già abbastanza introdotta nell'ambiente, di cui s'innamora subito, mentre i suoi primi monologhi riscuotono un buon successo che gli permette di sbarcare alla radio, incontrando, però, per la prima volta la censura.

Il 1953 è l'anno del salto di qualità: Fo debutta alla televisione col programma "
Ragazzi in gamba" mentre a teatro porta il suo primo spettacolo, "Il dito nell'occhio", scritto e interpretato con Franco Parenti e Giustino Durano che riscuote un ottimo successo anche se criticato dai fedeli cattolici.
L’anno dopo per il letterato sarà un periodo di serenità in quanto diventerà marito di Franca Rame e padre di Jacopo.
Il successo  internazionale arriva nel 1960 con "Gli arcangeli non giocano a flipper". 

Nel 1968 la coppia fonda, con l'appoggio della sinistra, la cooperativa teatrale "Nuova scena", presto sciolta a causa di conflitti ideologici; nel 1970 rompe con il partito comunista e dà vita al teatro collettivo "La Comune"; successivamente, dopo aver occupato una palazzina liberty a Milano, vi istituisce un teatro stabile che sarà inaugurato nel 1974 con il successo "Non si paga! Non si paga!

A causa del suo anticonformismo, del suo coraggio civile, del suo impegno politico e sociale, Fo viene trascinato in numerosi processi e controversie con lo stato italiano, la polizia, la censura, la televisione, col programma-scandalo "
Canzonissima", e il Vaticano con "Mistero buffo" che aveva, secondo il Papa, "... profanato i sentimenti religiosi degli italiani". 

Insieme a Franca Rame, Fo ha scritto una serie di monologhi (tra gli altri "
Tutta casa, letto e chiesa") ispirati alla lotta delle donne italiane per il diritto al divorzio e all'aborto legale. 

La sua produzione drammatica comprende circa 70 opere e nel 1981 Fo ha ricevuto il premio Sonning.

Grande favore di pubblico e di parte della critica ha riscosso "Isabella tre caravelle e un cacciaballe", scritto nel 1963 e rielaborato nel 1992 in occasione delle "Colombiadi", che racconta la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo, sullo sfondo della pulizia etnica contro gli arabi e gli ebrei di Spagna.

Altro successi sono “Clacson, trombette e pernacchi", una commedia del 1981 sul terrorismo, e la trasmissione “
Teatro musica”, in cui Fo propone alcuni momenti esilaranti recitando un personaggio chiaramente ispirato all’avvocato Gianni Agnelli. 

Gli elementi caratterizzanti nella maggior parte delle sue opere, le cui radici affondano nella frequentazione giovanile della scuola della vita, sono il linguaggio originale, l’ispirazione al grottesco, con rivisitazioni della storia e intromissioni nella leggenda popolare; come raccontavano artigiani e pescatori nelle favole paradossali e bizzarre, proprie della tradizione orale dei cantastorie lombardi.

In "Mistero buffo", lo spettacolo che lo ha reso famoso nel mondo con le sue oltre cinquemila repliche, l’attore ricostruisce la lingua dei giullari medioevali il "grammelot", l’arte di parlare senza parole.

Nel 1997 riceve  il Premio Nobel per la Letteratura,
"per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l'autorità e sostenendo la dignità degli oppressi".

commedia e teatro


Diego Annechini, Irene Sanna e Carolina Zanoni 
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