torna alla prima pagina

Renato Dulbecco
premio Nobel per "La Medicina" nel 1975


Renato Dulbecco è nato a Catanzaro nel 1914.

Nel 1930, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università di Torino, laureandosi nel 1936 discutendo con Giuseppe Levi una tesi di Anatomia patologica.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, di ritorno dalla campagna di Russia, diviene assistente di Levi ad Anatomia Patologica, ma nello stesso tempo compie studi di Fisiologia, e si iscrive alla Facoltà di Fisica, che frequenta dal 1945 al 1947.
Nel 1947 lascia I'Italia per gli Stati Uniti chiamato da Salvatore Luria all'Università di Bloomigton, nell'Indiana.
Qui Dulbecco studia nei "fagi", virus batteriofagi, i meccanismi cellulari che riparano il DNA, quando è danneggiato da radiazioni.

Viene chiamato al California Institut of Technology, dove diventa Professore ordinario.

Nel 1955 riesce ad isolare il primo mutante del virus della poliomelite, che servirà a Sabin per la preparazione del vaccino.
Nel 1960 incomincia ad interessarsi della ricerca oncologica.

Nel 1972 Dulbecco si trasferisce dagli Stati Uniti a Londra, allo Imperial Cancer Research Fund, dove continua gli studi di oncologia. Per questi studi nel 1975 gli viene conferito il Premio Nobel, insieme con David Baltimore e Howard Temin. Ritorna poi negli Stati Uniti, al Salk Institute di La Jolla, in California. E' del 1986 la proposta fatta da Dulbecco (allargata poi a tutto il mondo come progetto di collaborazione internazionale) di costruire la mappa del genoma umano.

Rientra in Italia e lavorare nel CNR di Segrate alla parte italiana del Progetto Genoma.

Dopo le prime ricerche sui "fagi", si è interessato prevalentemente alla ricerca oncologica, studiando virus animali, che provocano fenomeni di alterazione delle cellule, e determinano forme di cancro, anziché provocare la morte delle cellule stesse e ha spinto la sua indagine a livello molecolare.

La scoperta più importante è stata la dimostrazione che il DNA del virus viene incorporato nel materiale genetico cellulare, provocando nella cellula un'alterazione di tipo permanente.

Un'altra scoperta importante fu che i geni virali che rimangono nella cellula, mettono in funzione dei loro "messaggeri", cioè prodotti che alterano I'attività del DNA cellulare, interagendo con esso.

Il nome di Dulbecco è legato inoltre al Progetto Genoma, che si pone come scopo di decifrare il patrimonio di centomila geni che compongono la struttura genetica umana. I risultati di questa impresa potranno essere determinanti per individuare le cause delle malattie di origine genetica e, successivamente, cercarne le terapie.


  Mattia Antonello, Alberto Corsi, Nobis Jury, Andrea Peretti, Alessio Quintarelli
torna alla prima pagina