
Daniel Bovet nasce a Neuchâtel, in Svizzera il 23 marzo 1907; è figlio di Pierre Bovet, docente di pedagogia all'Università di Ginevra, che era stato il più giovane professore di filosofia della Svizzera e di Amy Babut.
La sua vita e la sua attività scientifica sono strettamente
intrecciate con gli “anni d’oro” della farmacologia, cioè
con l’eccezionale sviluppo cui è andata incontro questa scienza tra la fine
degli anni Trenta e gli anni Sessanta del Novecento.
Svizzero di nascita, francese per formazione scientifica, italiano per scelta,
Bovet era un cittadino dell’Europa, privo di provincialismi.
Completata l'istruzione secondaria a Ginevra si iscrive alla facoltà di scienze naturali della locale Università.
Nel 1927 si laurea con Guyénot con una tesi sulla rigenerazione nei tritoni.
Due anni
più tardi inizia a lavorare a Parigi con Ernest Forneau (1872 - 1949)
nel laboratorio di chimica dell'Institute Pasteur, prestigiosa istituzione allora diretta
da Emil Roux.
L’ottica in cui si svolgevano le ricerche del laboratorio di Chémie Thérapeutique dell’Istituto Pasteur era ispirata alle idee di Paul Ehrlich che, all’inizio del Novecento, aveva lanciato il progetto della chemioterapia proponendosi di scoprire le “pallottole magiche”, molecole sintetiche in grado di colpire e uccidere i microbi patogeni senza danneggiare l’organismo che li ospita.
Nel 1933 viene nominato assistente.
Nel 1935, con la pubblicazione di un articolo di Gerhard Domagk sulla chemioterapia delle infezioni batterica con il Prontosil rosso, un colorante industriale, si apriva l'era dei sulfamidici.
Fourneau e Bovet iniziavano immediatamente ad indagarne le potenzialità in clinica e i
meccanismi d'azione.
Nel programma di ricerca sui sulfamidici veniva coinvolto Federico Nitti,
un batteriologo napoletano costretto a seguire il padre nell'esilio politico impostogli
dal fascismo.
Lo stesso anno, Bovet e Nitti dimostravano che l'azione antibatterica del preparato
descritto da Domagk era opera della sola frazione sulfamidica della molecola Prontosil.
Immediatamente dopo questa scoperta straordinaria Bovet inizia a fare ricerche sugli
antistaminici.
Nel 1937 sintetizza il primo antistaminico, la timoxidietilamina, una sostanza che si dimostra efficace nel trattamento delle fasi acute dei processi allergici, in particolare nella prevenzione dello shock anafilattico negli animali. Questo primo antistaminico si dimostra in verità pericolosamente tossico per l'uso in clinica, ma sostanzialmente tutti gli antistaminici oggi usati derivano dalla timoxidietilamina messa a punto da Bovet.
Questi studi e i successivi approfondimenti gli valevano il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1957.
Nel 1947 viene chiamato a Roma da Domenico
Marotta, allora direttore dell'Istituto Superiore di Sanità, alla direzione del
laboratorio di chimica farmaceutica.
Qui prosegue le ricerche sugli antagonisti dell'istamina ed inizia a studiare
sostanze di sintesi simili al curaro, antagonisti di un altro neurotrasmettitore,
l'acetilcolina.
L'interesse degli studi sui curari stava nel fatto che questi alcaloidi di sintesi, come
il curaro usato sulle frecce dagli indios dell'Amazzonia, hanno la capacità di bloccare
la trasmissione a livello delle sinapsi neuromuscolari mediate dall'acetilcolina e quindi
possono trovare impiego in chirurgia, laddove c'è bisogno di indurre il completo
rilassamento muscolare ovvero in anestesia generale.
Grazie a questi studi arriva alla messa a punto della succinilcolina, il
primo curaro a breve durata d'azione di cui Pietro Valdoni col suo gruppo
al Policlinico di Roma dimostrerà l'efficacia nell'anestesia generale in chirurgia.
Nel 1948 prende la cittadinanza italiana e sposa
Filomena Nitti, sorella di Federico il batteriologo con cui Bovet aveva scoperto l'azione
antimicrobica della frazione sulfamidica.
Bovet passava quindi ad interessarsi di psicofarmacologia, in particolare della
neurofarmacologia dell'apprendimento e della memoria.
Verso la metà degli anni '60, cattedratico di farmacologia a Sassari, iniziava le indagini di genetica del comportamento, dimostrando il valore dell'utilizzo dei ceppi di animali non incrociati.
Nel 1969 fonda il laboratorio di Psicobiologia e
Psicofarmacologia del CNR a Roma, in cui sarà direttore
sino al 1976.
Nel 1971 prende la cattedra di Psicobiologia a Roma da dove si ritira per raggiunti limiti
d'età nel 1982.